« Auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant » « Depredano, trucidano, rubano e questo lo chiamano col nome falso di impero; hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace. » | |
giovedì 5 febbraio 2009
Tacito, deserto e pace
mercoledì 24 dicembre 2008
William Shakespeare - Amleto
O God, I could be bounded in a nut-shell, and count myself a king of infinite space, were it not that I have bad dreams
Atto II, scena II
lunedì 10 novembre 2008
Chuck Palahniuk - Diary
Il paradosso dell'essere artisti di professione. Il fatto che passiamo la vita a cercare di esprimerci al meglio, ma senza avere niente da dire. Vorremmo che la creatività fosse un sistema di causa ed effetto. Vorremmo risultati. Un prodotto vendibile. Vorremmo che alla dedizione e alla disciplina corrispondessero pari riconoscimenti e gratificazioni. Ci sciroppiamo la routine dell'accademia, il nostro corsettino di diploma in belle arti e ci esercitiamo, ci esercitiamo, ci esercitiamo. Poi, con tutto il nostro eccellente bagaglio tecnico, non abbiamo niente di speciale da documentare. Secondo Peter, niente ci fa più incazzare di quando un tossico marcio, un fancazzista incallito o un pervertito con la bava alla bocca sforna il capolavoro. Così, per caso.
Un idiota che non ha paura di dire cos'è che ama davvero.
Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2008
giovedì 6 novembre 2008
venerdì 24 ottobre 2008
Paolo Giordano - La solitudine dei numeri primi
l'amore di chi non amiamo si deposita sulla superficie e da lì evapora in fretta
mondadori 2008 pag 251
domenica 27 luglio 2008
Teatro e affari
Le organizzazioni teatrali differiscono pochissimo da quelle criminali descritte da Roberto Saviano nel suo Gomorra. Le leve di comando si trasmettono per linea familiare, sono ammessi, tollerati e anzi auspicati gli sgarri, i colpi di mano, le alleanze trasversali, i salti di fosso, i doppi e tripli giochi etc. Non solo: è piuttosto impressionante esaminare in che modo vengono gestiti e interpretati i ruoli all'interno di queste due organizzazioni. Sotto gli occhi di tutti ci sono sempre gli ultimi arrivati; il capo vero, quello che muove tutto, deve vedersi poco in giro: e tutte le volte che lo fa deve essere per atti di liberalità e di apertura. Un padre, insomma, uno che tiene ai suoi. I soldi li gestisce, in teatro, l'organizzatore, che interpreta il ruolo di Pippo Calò. Defilato ma implacabile, dimesso ma ferreo nel suo pragma. In realtà deve addossarsi tutto il brutto che si può dire del capo e dei capetti: i quali ogni volta che si troveranno a dover giustificare delle condotte squallide o vergognose, gli attribuiranno la responsabilità di tutto. I direttori artistici sono sempre più cattivi, in fondo, dei loro organizzatori. Sì sono molto simili, il teatro e la camorra. Il fatto che non si registrino mai fatti di sangue lo si deve unicamente al fatto che dal punto di vista economico, lo spettacolo è assolutamente irrilevante. Altrimenti, chissà quanto sangue, nei foyer.
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mercoledì 2 luglio 2008
il moribondo soccorre il sano
Il teatro, linguaggio in perenne crisi, ormai fonda il suo residuo prestigio sociale nell'essere una sorta di liquido di contrasto. Qualsiasi altro linguaggio, codice, sistema di segni, prima o poi si avvale del teatro per accreditarsi culturalmente. Il moribondo in soccorso del sano. Curioso, no?
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